Pista cifrata di Sarah Bowyer (Golem Edizioni)

Trama:
E come poteva venir fuori l’autobiografia di un’artista
poliedrica, se non come un’intrigante amalgama che unisce a
una prosa ironica, intense riflessioni sui rapporti umani e arte
visiva; il tutto inframmezzato da 12 “indizi” – meditazioni sciolte
dell’artista che tentano di creare un legame quasi telepatico con
il lettore. Come nell’arte di Sarah, lo spazio e il tempo nel libro
diventano frammenti multidimensionali da esplorare. Dal
simbiotico legame gemellare, a un’infanzia selvaggia tra l’Asia e
la Val D’Aosta, passando per lutti, psichedelici, incontri bizzarri
e la ricerca di un’elevazione spirituale; solo smettendo di
ricercare una direzione ci si può perdere e ritrovare nella pista
cifrata.
“Un romanzo di strada e di vita, ma anche d’introspezione e
d’arte, che Sarah è capace di convogliare in un flusso narrativo
dalla sincerità estrema, capace di spiazzare anche i lettori più
smaliziati.” -Bruno Panebarco
Pista cifrata
di Sarah Bowyer


Autrice:
Sarah Bowyer, artista eclettica, è nata in Gran Bretagna e ha vissuto in Iran, Malaysia, Singapore, Indonesia e
India oltre che in Italia. È da queste sue multi-sfaccettature culturali ed esperienziali che si è originata
un’arte multi-visione, con caratteristiche iconografiche che originano da conoscenze culturali storiche e
geografiche ampie. Diplomata all’Accademia di belle arti di Torino con 110 e lode; Sarah Bowyer ha insegnato
arte in Indonesia, India e in Italia all’Accademia di belle arti di Torino. Ha insegnato nei corsi universitari di
arteterapia di Arcote, oltre che nei laboratori d’arte della Onlus Fermata d’Autobus. La pittrice ha esposto in
tutta Italia in gallerie d’arte contemporanea e musei; e all’estero in Sud America, Stati Uniti, India, Paesi
dell’est Europa, Svezia, Francia e Polonia. L’artista vanta realizzazioni digitali live o animate per musica jazz e
d’avanguardia e, nel 2019 , ha vinto il concorso Creativity Saves, premiato al Parlamento europeo di
Bruxelles.


Curiosità:
E’ un libro che ho scritto nonostante avessi sempre scelto di comunicare con il visivo, e difendevo un motto:
‘in principio era la visione’; contrapposto a ‘in principio era il verbo’ …infatti è stato rivelatorio, come
scoprire una nuova potente dimensione.

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