René e i gatti di Richelieu di Cristiano Pedrini

Autore: Cristiano Pedrini
Genere: Narrativa
Formato cartaceo 14×21
Formato ebook: epub/mobi e pdf
Pagine 215
Pubblicato con Youcanprint
ISBN: Prossimamente
Prezzo di copertina:
Ebook € 2,99 Cartaceo: € 18,00

Sainte-Eulalie appariva come lo rivedeva nei suoi
pensieri, avvolto in quella lieve foschia che nascondeva
le sue dolci colline, come se la mano dell’Onnipotente
volesse celarne una parte, timoroso che l’uomo potesse
intaccarne la bellezza. Agli occhi di René quel mondo
era un piccolo capolavoro che sentiva come la sua vera
e sola casa.

René Fontaine ritorna al villaggio di Sainte-Eulalie per
iniziare una nuova vita accanto al suo amato Maxime.
L’annuncio del loro fidanzamento rende tutti gli abitanti
euforici, ma l’arrivo di Jacques Labordè, eminente
studioso dell’Università di Arles, convinto che il piccolo
bordo di Leman, da tempo ritenuto disabitato, celi un
tesoro riconducibile al cardinale Richelieu, costringe
Renè a cambiare i suoi programmi.
L’incontro con gli unici due abitanti di Leman, il vecchio
Jules e il nipotino Sebastien, è una sorpresa che rafforza
la convinzione di René ad opporsi ad ogni tentativo di
Leman di sfruttare gli esiti della sua ricerca per
stravolgere l’esistenza del borgo.
La presenza del piccolo Sebastien, con la sua carica di
vivacità, incuterà in René un desiderio capace di
bruciare molte tappe della vita che si immagina accanto
al compagno, ma sa di non essere solo, la presenza della
sua amata quercia, dove venne ritrovato, ancora in
fasce, dalle suore dell’abbazia di Saint-René d’Angers, e
le fugaci apparizioni del misterioso lupo che ha
chiamato Buck, e lo accompagna nel suo viaggio alla
scoperta dei misteri di Leman, lo aiuteranno a non
perdere di vista suoi valori e le sue convinzioni.

Estratto dal Capitolo Primo
René sfiorò con la mano la corteccia della sua quercia, un timido contatto per farle
sapere della propria presenza. Alzando lo sguardo, si ritrovò a contemplarne le fronde simili
a un’immensa corona, come se la quercia volesse ricordargli di essere la sola regina della sua
vita. E ora, davanti a lei aveva deciso di compiere quel passo così importante. Nei giorni
passati si era domandato più volte se non avesse corso troppo, se quella decisione non fosse
stata solo il frutto del suo affrettato desiderio di rafforzare tutto ciò che aveva voluto crearsi
a Sainte-Eulalie.
“Eccomi qui”, pensò, accarezzando il tronco del vecchio albero. “Sei felice che io ti
voglia accanto a me in questo giorno?”
La mano di Maxime si posò sulla sua, stringendogliela. I loro sguardi si incontrarono,
sancendo, con il semplice silenzio, di essere pronti. «Vogliamo andare? Tutti ci stanno
aspettando», gli sussurrò, baciandolo sulle labbra.
Sainte-Eulalie era sempre come lo rivedeva nei suoi pensieri, avvolto in quella lieve
foschia che nascondeva le sue dolci colline, come se la mano dell’Onnipotente volesse
celarne una parte per il timore che l’uomo potesse intaccarne la bellezza. Agli occhi di
René quel mondo era un piccolo capolavoro che sentiva come la sua vera e sola casa. Si
voltò a osservare Maxime che, alla guida della sua vecchia Land Rover, proseguiva lungo la
strada che portava al borgo di Saint Jeanne. Erano trascorsi due mesi dalla sua ultima
visita e il ragazzo non vedeva l’ora di ritornarci. Tutto era accaduto così velocemente che
ancora si chiedeva se non avesse dimenticato qualcosa.
«Di solito sei meno silenzioso», osservò Maxime girandosi verso il ragazzo e
incontrandone il sorriso imbarazzato. «Il viaggio non è andato bene?»
«Oh no, tutto perfetto, è solo che pensavo alla nostra festa. Sei sicuro di volerla? Io
non…»
Maxime scosse il capo, tornando a fissare la strada. «Ammetto che non avrei mai
pensato a qualcosa del genere. Per la verità, non riuscivo neppure a immaginarmi accanto
a una persona come te. Ogni tanto una vocina cerca di dissuadermi dal credere che tutto
questo sia reale.»
«Per favore, ferma la macchina!»
La reazione di René sorprese Maxime, che rallentò il fuoristrada fino a fermarsi sul
ciglio della strada. Spense il motore e battendo le dita sul volante assentì. «Bene, e ora?»
René si sporse verso di lui e allungò la mano per voltargli il viso. «So che restarmi
vicino non è sempre facile. Quante volte, spesso al telefono, perché ero lontano, ti ho
chiesto se ti andasse bene tutto questo. Mi hai sempre spinto a proseguire nella mia
professione, e all’inizio mi andava bene, perché potevamo raccogliere somme sufficienti
per restaurare Saint Jeanne, ma ora non c’è più questa necessità.»
«Ti costringo a fare veri e propri tour de force. Ogni volta che hai qualche giorno
libero ti precipiti qui, come se avessi paura che restare lontano ti renda diverso ai miei
occhi o a quelli degli altri abitanti del villaggio. Te lo dirò un’altra volta…» Maxime fece
una lunga pausa, posando l’indice sulla fronte del ragazzo. «Hai reso tutti noi felici, ci hai
dato un futuro che possiamo toccare con mano, ti sei innamorato di uno che passava gran
parte del suo tempo da solo a scolpire in una casa in mezzo ai boschi e lo hai reso l’uomo
più felice del mondo. Ora perché non lasci che un po’ di questa felicità che hai trasmesso
agli altri ti avvolga e ti faccia sentire davvero accettato?»
René deglutì a fatica. Quante volte in quell’ultimo anno aveva cercato di ammettere a
sé stesso che non voleva indurre Maxime a vivere in un mondo che sapeva non
appartenergli. La vita di uno dei modelli più famosi e richiesti di Francia, con tutto quello
che ne conseguiva, era qualcosa che voleva risparmiargli. Ma ora quel passo, a lungo
ponderato, poteva cambiare le cose.
«Sei sempre convinto di voler annunciare il nostro fidanzamento?», chiese al giovane
intagliatore. Una domanda che ottenne in risposta un bacio sulle labbra. Maxime accarezzò
il volto di René, sentendosi trasportato dall’inesauribile magia scatenata da quegli occhi
gentili, vero specchio della sua anima. Uno specchio che non esitava a mostrarsi sempre
limpido quando si trattava del loro rapporto.
«Voglio che tutti vedano quanto siamo felici, e immagino anche che molti mi
invidieranno. Ebbene, non posso dargli torto!», rise Maxime, rimettendo in moto il
fuoristrada.
«Se non ti conoscessi bene…», osservò perplesso René. «Ho come l’impressione di
essere un trofeo da esibire. O mi sbaglio?»
Maxime allungò il braccio, trascinando il ragazzo contro di sé. «Ecco, vedi, ci vuole
davvero poco per far venire alla luce le tue splendide contraddizioni: un momento prima
fai il timido e l’impacciato, cosa che peraltro mi sorprende visto il lavoro che fai, e poi
arricci il naso e fai il sostenuto.»
René non volle replicare. Si sentiva semplicemente bene, stretto al braccio di
Maxime. Il profumo dei suoi abiti e della sua pelle lo accompagnava verso quella parte di
mondo nella quale poteva sentirsi davvero libero, senza preoccuparsi che ogni sua parola
e ogni suo gesto potessero generare commenti o pettegolezzi

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